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Aggredito Pino Maniaci, giornalista di Telejato. Manifestazione di solidarietà a Partinico

Ha il volto tumefatto e lividi in tutto il corpo ma la voce è ferma, come sempre. E’ Pino Maniaci, giornalista di Telejato, emittente di Partinico (Pa) aggredito martedì sera da due giovani, uno dei quali figlio del boss mafioso Vito Vitale. Il giornalista è stato ricoverato in ospedale e dimesso durante la notte. Da anni Telajato, tv locale impegnata nella denuncia del sistema politico mafioso del territorio, fa un giornalismo scomodo che parla di mafia e legalità, con un linguaggio che non fa sconti a nessuno. A raccontarci cos’è accaduto dalla redazione di Telejato, Pino Maniaci:
Sino ad oggi erano arrivate in redazione lettere anonime, telefonate di minacce e spesso avete trovato persino le gomme delle vostre auto forate, martedì invece è accaduto dell’altro, cosa?
Stavo rientrando dalla redazione intorno alle 19.00 quando d’un tratto la mia macchina è stata fermata da un’altra dalla quale sono scesi due ragazzi, uno di loro è Michele Vitale, figlio del noto boss Vito. I due hanno iniziato a provocarmi ed insultarmi a parole, poi mi hanno impedito di scendere dalla macchina e con lo sportello aperto hanno iniziato a colpirmi con calci e pugni. Sono rimasto seduto, incastrato ed impossibilitato a muovermi, a difendermi. Uno dei due ha poi cercato di utilizzare la mia cravatta per soffocarmi, fortunatamente uso il doppio nodo e non vi sono riusciti. Dopo si sono messi in macchina e sono fuggiti.
Quali sono le tue condizioni di salute oggi dopo quest’aggressione avvenuta, fra l'altro, in pieno centro?
In ospedale mi hanno medicato e dato una prognosi di otto giorni. In nottata ho preferito lasciare l’ospedale e tornare a casa, anche per rasserenare la mia famiglia. Ho sporto denuncia contro i due ragazzi. Uno, Michele Vitale, minorenne, l’ho riconosciuto subito, l’altro non lo conoscevo ma ho fornito una descrizione agli inquirenti. Polizia e carabinieri sono stati con noi tutta la notte. Ho ricevuto messaggi di solidarietà dal presidente della Commissione antimafia, Francesco Forgione, da quello della Camera e da molti altri esponenti delle istituzioni, nonché da privati cittadini che ci sono vicini.
La vostra è un’informazione che infastidisce le famiglie della zona da anni, cosa può aver scatenato, in particolare, l’aggressione?
Probabilmente l’aver aperto il telegiornale con la notizia che, sul terreno dove sorgono le stalle, confiscate alla famiglia Vitale, da ieri lavorano le ruspe che stanno finalmente buttando giù quell’orrendo simbolo della morte. Da li, non dimentichiamolo, passavano affari ma soprattutto “comandi di morte”.
Come se non fosse accaduto nulla, Pino Maniaci e la piccola redazione di Telejato sono oggi a lavoro, sebbene dietro questa apparente normalità a tratti la voce tremi e le parole rallentino. Sono attimi interminabili, gli stessi che accomunano tutti i giornalisti minacciati, intimiditi, aggrediti in giro per l’Italia. Telejato, in Sicilia, è una pagina di storia che si ripete, con il suo modo di fare informazione politicamente non corretto e quell'irriverenza graffiante che non risparmia nessuno. Un giornalismo nettamente fuori dagli schemi che smitizza di fronte ai moltissimi telespettatori, ogni giorno, più volte al giorno, onore e affari delle "famiglie" . Questo Cosa nostra non può tollerarlo. Ma per fortuna accade in molte province dell'Isola dove si continuano a raccontare i fatti dietro le notizie, senza fare passi indietro. Mai.

di Norma Ferrara dalla Redazione di LiberaInformazione.org

Il 31 Gennaio 2008 Libera sarà presente alla manifestazione a sostegno di TeleJato prevista in Piazza Duomo a Partinico alle ore 18.30

Addiopizzo e Libera con Telejato

Addiopizzo e Libera sono accanto a Pino Maniaci, il giornalista di Telejato, la coraggiosa tv di Partinico. Ieri notte Maniaci è stato malmenato a calci e pugni da due giovani, uno dei quali riconosciuto dalla vittima come uno dei figli di un boss di Partinico; un segnale, questo, non di attacco alla libertà di stampa, ma di pura brutalità. Il lavoro di Telejato è uno degli eccezionali segni di rifiuto della barbarie mafiosa sul territorio, in una provincia di Palermo che vede ogni giorno acuirsi la tensione e moltiplicarsi le intimidazioni. Per Libera e Addiopizzo, già al fianco di Telejato in tante iniziative, è fondamentale far giungere il massimo sostegno e incoraggiamento ad andare avanti.

La legalità ed i giovani: Luigi Ciotti in ricordo di Rocco Chinnici

MISILMERI (PA) - 21 GENNAIO 2008. "Da soli non ce la faremo mai" : con queste parole di Rocco Chinnici, ieri Luigi Ciotti, durante il convegno organizzato a Misilmeri (Pa) dalla Fondazione Chinnici e dal Comune di Misilmeri, ha ricordato il ruolo fondamentale dell'educazione e delle giovani generazioni.
"Legalità è un modo per dire noi. La legalità non va predicata ma va praticata"
, ha continuato poi il presidente di Libera nell'ambito dell''iniziativa che si è svolta davanti ad una affollatissima platea di studenti e che è programmatoria per l'associazione Libera della 13^ Giornata della Memoria e dell'Impegno di Bari.
In particolare è stata sottolineata l'importanza dell'aspetto educativo, del rapportarsi con i giovani proponendo modelli positivi perchè, come diceva sempre Chinnici, "senza una nuova coscienza non ce la faremo mai" .

Leggi l'articolo sul Giornale di Sicilia del 22 Gennaio 2008

Ciotti sul caso Cuffaro: è grave disattendere giustizia!

"La giustizia non è solo una virtù personale, una qualità etica del singolo individuo. E' anche un bene e valore sociale. Trasgredire, disattendere, disconoscere la giustizia non costituisce solo 'colpa' per il soggetto in causa, ma rappresenta una ferita per l'intera comunità, per la società tutta". Lo afferma il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, commentando la sentenza di condanna del presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro. "Il fatto che l'ingiustizia del singolo - aggiunge - si ripercuota sul sistema sociale, creando talora strutture d'iniquità e vuoti di diritto, è però tanto più evidente nei casi di responsabilità pubblica. Chi ricopre una funzione pubblica, politico, amministratore, insegnante, educatore che sia, risponde infatti a una doppia istanza etica. Non è tenuto all'onestà solo nella sfera privata della propria coscienza, ma é chiamato a farlo in una dimensione di pubblica testimonianza, come rappresentante di quella comunità i cui interessi deve tutelare e promuovere attraverso lo strumento della legalità".

Leggi l'articolo sulla Repubblica di Palermo del 22 Gennaio 2008

Una corsa sui terreni confiscati

Domenica 20 Gennaio 2007, dalle ore 8 alle ore 12, Libera Palermo partecipa, allestendo uno stand con i prodotti di Libera Terra, alla terza edizione del campionato provinciale di corsa podistica organizzato, dall'A.S.D. G.S. Universitas con la collaborazione dell’A.S.D. Pol. Europa, nell'area del fondo confiscato alla mafia in Via Uditore a pochi metri dalla villa che è stata per tanto tempo il covo del boss di Corleone Totò Riina. L'evento costituisce un'opportunità per la divulgazione del sentimento di affermazione della legalità grazie anche alla collaborazione e alla presenza, il giorno della manifestazione, di vari associazioni antimafia. Sarà altresì un'occasione per diffondere, principalmente tra i giovani, i temi dell'ecologia e del rispetto dell'ambiente e per portare a loro conoscenza l'operato di quanti si impegnano a tutela dell'ambiente e del territorio.

Buon compleanno Paolo. Borsellino: l'uomo, il magistrato e la sua Sicilia

Libera Palermo, in preparazione della 13^ Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo di tutti i caduti uccisi dalla mafia, partecipa all'iniziativa organizzata dall'Istituto Professionale "Paolo Borsellino" di Palermo domani martedì 15 gennaio alle ore 9,30 presso il Grand Hotel Villa Igea.
Il meeting previsto "Donne a confronto: insieme contro la violenza!" fa parte di un ricco e nutrito calendario di appuntamenti organizzati dalla scuola per ricordare Paolo Borsellino nei giorni intorno alla data del compleanno (19 gennaio). La manifestazione ha lo scopo di promuovere momenti di aggregazione tra giovani italiani e stranieri per abbracciare la cultura della legalità e per fare memoria di tutte le vittime di mafia.

Libera "Ancora controvento", con le scuole di Palermo sui terreni confiscati

Riprendono a pieno ritmo dopo la pausa festiva, le attività di Libera con le scuole del territorio palermitano. Si chiude oggi pomeriggio venerdì 11 gennaio dalle 15.30 alle 17.30 con l'intervento di Floriana Di Leonardo della cooperativa "Pio La Torre-Libera Terra" (la più giovane delle cooperative siciliane che gestiscono beni confiscati alle mafie) il ciclo di incontri presso la scuola media Cesareo di via Paratore realizzato in collaborazione con Libera nell'ambito del progetto di rete tra scuole "Ancora controvento".
Questo laboratorio sulla legalità tratta nello specifico anche il tema dei beni confiscati come simbolo di riscatto economico e sociale dei cittadini. Per questo, dopo le testimonianze a scuola di soci e rappresentanti delle cooperative sociali che gestiscono beni confiscati a Cosa nostra nel palermitano (oltre alla Pio La Torre sono intervenuti anche i soci di "Placido Rizzotto" ed "Elios"), saranno gli studenti a recarsi nei luoghi dove le cooperative operano per vedere direttamente il lavoro quotidiano che si svolge sui terreni, che si trovano per lo più nelle zone dell'Alto Belice corleonese. Lunedì 14 gennaio dalle 8.30 ale 10.30, sempre nell'ambito del progetto "Ancora controvento" , partiranno gli incontri al liceo Danilo Dolci di Brancaccio. All'iniziativa interverranno il magistrato della DDA di Palermo Francesco Del Bene e il responsabile della sede di Libera di Palermo Umberto Di Maggio. Gli incontri proseguiranno nel mese di febbraio con le testimonianze dei soci delle cooperative e termineranno, come per i ragazzi della media Cesareo, con l'organizzazione nei prossimi mesi di visite guidate presso i terreni gestiti dalla cooperative in provincia di Palermo.

Don Ciotti per ricordare Accursio Miraglia

Da Corleone a Sciacca per andare alla commemorazione dell’assassinio del sindacalista Accursio Miraglia, ammazzato dalla mafia il 4 gennaio 1947. Da Corleone a Sciacca poiché siamo i ragazzi che stiamo svolgendo il servizio civile con il progetto, la memoria costruisce il futuro di Arciserviziocivile, che ha come obiettivo proprio lo studio e la raccolta di documenti sul movimento contadino e antimafia. Abbiamo trovato un teatro pieno di giovani delle varie scuole di Sciacca e importanti relatori. La commemorazione è iniziata con la proiezione della puntata del documentario Blu Notte di Carlo Lucarelli sulla morte di Miraglia, Rizzotto e Carnevale. La proiezione della parte che riguardava Miraglia è stata davvero significativa sia dal punto di vista storico/conoscitivo e sia dal punto di vista umano. La storia di Accursio Miraglia è la storia di uno dei tanti sindacalisti uccisi dalla mafia perché avevano sostenuto i contadini nelle occupazioni delle terre. Occupazioni che rivendicavano soltanto il rispetto della legge e cioè l’applicazione dei decreti Gullo del 1944, con i quali si dava la possibilità alle cooperative di contadini di ottenere in affitto i terreni che erano nelle mani dei gabelloti e degli agrari. Accursio Miraglia era il Segretario della Camera del Lavoro di Sciacca e ritornato dal nord iniziò una serie di attività economiche a Sciacca. Ma pur nella sua posizione economica si mise a capo dei contadini per rivendicare la terra. Nel 1946 creò la cooperativa Madre Terra e riuscì ad organizzare un’enorme manifestazione pacifica, chiamata la cavalcata, con 5000 persone a Sciacca. Subito dopo tale imponente manifestazione il Tribunale inizia l’assegnazione delle terre. Allora la mafia e gli agrari decisero la sua morte, la morte di colui il quale voleva il miglioramento delle condizioni di vita dei più poveri. Furono accusati alcuni mafiosi tra cui il Cavalier Rossi e il capomafia Di Stefano che aveva il feudo del cavalier in gabella. Indagini, processo, testimonianze, ritrattazioni e infine tutti assolti per insufficienza di prova. Insomma nessuna giustizia si è mai avuta. Subito dopo la proiezione hanno preso la parola i relatori presenti: il moderatore era il dott. Mazza, poi i Consiglieri Provinciali di Agrigento Di Paola e Lazzano, il Senatore Montalbano, il vicesindaco di Sciacca Segreto, il dott. Dino Paternostro, il figlio Nico Miraglia e per quest’importante manifestazione era presente ed ha partecipato Don Luigi Ciotti Presidente di Libera. Dopo gli altri interventi ha preso la parola Don Luigi Ciotti e non sapete l’emozione nell’ascoltarlo nella sua umiltà. Don Ciotti ha detto: Questa è una terra fatta di uomini e di donne che hanno pagato con la vita. Noi dobbiamo ricordarli tutti e per questo il 21 Marzo, primo giorno di Primavera, Libera li ricorda tutti. Dobbiamo sconfiggere la malattia più grave che vedo in questo paese e cioè la rassegnazione e l’indifferenza. Per questo dico che il problema siamo noi. Certo lo Stato deve fare il suo dovere, ma noi dobbiamo fare la nostra parte. “E’ possibile che milioni di uomini sono sotto ricatto di poche migliaia di mafiosi? Usura, pizzo, caporalato non rendono liberi. Bisogna liberare la libertà. Ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte, dobbiamo rispettare le regole e si deve iniziare dalle piccole cose”. Ha infine ricordato Pippo Fava e il giudice Livatino, ma ha voluto anche ricordare che da quelle lotte portate avanti da sindacalisti come Miraglia oggi sono nate le cooperative di Libera che lavorano nei terreni confiscati alla mafia. Poi alcuni giovani hanno recitato la vita di Accursio Miraglia. A Sciacca si è svolta una gran bella iniziativa interessante e voglio concludere proprio con le parole di Accursio Miraglia che diceva: “Meglio morire all’impiedi che vivere in ginocchio”.

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Giuseppe Crapisi - www.corleonedialogos.it

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