Continua il percorso formativo de "La Classe non è acqua" attivato da "Libera Palermo - Formazione" per l'anno scolastico 2009-2010 per la diffusione della cultura della responsabilità a contrasto delle mafie. Questa tappa, in provincia di Messina, è svolta a beneficio di 700 studenti del distretto sanitario di Mistretta-Santo Stefano di Camastra con il supporto dei formatori ed educatori di Acmos Piemonte, Ubuntu, Baytik Batik, LiberaInformazione, Palma Nana. Il calendario prevede nelle date del 3 e 4 dicembre lo svolgersi di 4 laboratori tematici sulla cittadinanza attiva, l'uso sociale dei beni confiscati, la libertà di informazione e la tutela dell'ambiente. I risultati del lavoro didattico di questi laboratori convoglieranno, nel mese di gennaio del 2010, in una presentazione plenaria alla presenza delle autorità locali e di membri di spicco dell'attività di contrasto alle mafie.
Pedagogia antimafia
Il settore formazione "Libera Palermo", il "CIDI" di Palermo organizzano 10 seminari di formazione/aggiornamento per insegnanti, genitori, operatori pastorali, educatori in genere sul tema della legalità costituzionale e democratica. Il primo incontro è fissato per martedì 1 dicembre 2009 (ore 17 esatte) presso la "Bottega dei sapori e dei saperi della legalità" in Piazza Castelnuovo (accanto a Spinnato). Ogni incontro durerà 2 ore e si chiuderà, puntualmente alle ore 19. Per le date successive ci si accorderà con i presenti. La partecipazione ai seminari è gratuita e libera.
Niente regali alle mafie

“Libera e le associazioni che la costituiscono vogliono ancora credere in quello Stato che non rinuncia ad aggredire le mafie nel modo che si è dimostrato più efficace, colpendone i patrimoni illegalmente costruiti e destinandoli a fini sociali”. Queste le parole di Umberto Di Maggio, coordinatore siciliano di Libera, che ha annunciato il lancio di “Niente regali alle mafie”, una manifestazione a Palermo alla Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità a Piazza Politeama il 28 novembre alle 17.00 (e in contemporanea in tutte le regioni d'Italia). “Un'asta simbolica – puntualizza Di Maggio - in cui verrà denunciato alla cittadinanza che se quest'emendamento verrà approvato anche alla Camera dei Deputati, tutti i beni confiscati in attesa di assegnazione (celebre l'abitazione palermitana di Totò Riina in via Bernini ed il feudo di Polizzi Generosa confiscato a Michele Greco) verranno probabilmente svenduti, con buona pace di tutti i progetti di sviluppo, di riqualificazione e di restituzione sociale ai cittadini dei patrimoni sottratti alle mafie”.
Partite come esperienze “di frontiera”, sperimentate per la prima volta in Sicilia - e adesso presenti anche in Calabria, Puglia e Campania – oggi le cooperative “Libera Terra”, realizzate sui beni confiscati alle mafie, hanno intrapreso un percorso deciso verso l'eccellenza delle produzioni. Imprese in cui il lavoro può gioire di se stesso, per la dignità restituita ai lavoratori e per le possibilità reali di sviluppo. E' grazie alla tenacia ed alla forza dell'associazione Libera, la rete di movimenti e gruppi antimafia presieduta da Don Luigi Ciotti, che questo cammino è iniziato. Con quella raccolta di firme nel 1997 (più di un milione) avviatasi a Corleone quando l'Italia era in ginocchio dopo il periodo stragista in cui Cosa Nostra aveva dichiarato guerra allo Stato.
Oggi quel risultato, che andava a coronare il sogno di Pio La Torre di aggressione dei patrimoni sottratti alle criminalità organizzate e che è profondamente condiviso dalla rete dei familiari delle vittime uccise dalle criminalità organizzate, è seriamente minacciato dalla proposta di vendita dei beni confiscati. In questi giorni, in seguito all'emendamento in Finanziaria già passato in Senato, è cominciata la campagna per la rettifica della proposta che prevede la vendita degli immobili di cui non sia effettuata la destinazione entro i 180 giorni imposti dalla legge. E' noto come la complessità delle procedure e la carenza di risorse finanziarie per la ristrutturazione rendono molto difficile rispettare questi termini: la norma abolisce di fatto l'uso sociale dei beni confiscati e ne impedisce la restituzione alle collettività. E' compito di tutta la società civile una responsabile presa di posizione contro l'orientamento palesato in Senato: è facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale.
Partite come esperienze “di frontiera”, sperimentate per la prima volta in Sicilia - e adesso presenti anche in Calabria, Puglia e Campania – oggi le cooperative “Libera Terra”, realizzate sui beni confiscati alle mafie, hanno intrapreso un percorso deciso verso l'eccellenza delle produzioni. Imprese in cui il lavoro può gioire di se stesso, per la dignità restituita ai lavoratori e per le possibilità reali di sviluppo. E' grazie alla tenacia ed alla forza dell'associazione Libera, la rete di movimenti e gruppi antimafia presieduta da Don Luigi Ciotti, che questo cammino è iniziato. Con quella raccolta di firme nel 1997 (più di un milione) avviatasi a Corleone quando l'Italia era in ginocchio dopo il periodo stragista in cui Cosa Nostra aveva dichiarato guerra allo Stato.
Oggi quel risultato, che andava a coronare il sogno di Pio La Torre di aggressione dei patrimoni sottratti alle criminalità organizzate e che è profondamente condiviso dalla rete dei familiari delle vittime uccise dalle criminalità organizzate, è seriamente minacciato dalla proposta di vendita dei beni confiscati. In questi giorni, in seguito all'emendamento in Finanziaria già passato in Senato, è cominciata la campagna per la rettifica della proposta che prevede la vendita degli immobili di cui non sia effettuata la destinazione entro i 180 giorni imposti dalla legge. E' noto come la complessità delle procedure e la carenza di risorse finanziarie per la ristrutturazione rendono molto difficile rispettare questi termini: la norma abolisce di fatto l'uso sociale dei beni confiscati e ne impedisce la restituzione alle collettività. E' compito di tutta la società civile una responsabile presa di posizione contro l'orientamento palesato in Senato: è facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale.
Sul sito www.libera.it e presso i locali della “Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità” a P.zza Politeama è possibile firmare l'appello 'Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra'. Tremila i firmatari nelle prime 24 ore di raccolta, per una mobilitazione come quella del 1995: “Tredici anni fa - si legge nell'appello a firma di Don Luigi Ciotti - oltre un milione di cittadini firmò la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96: si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell'impegno rischia di essere tradito".
APPELLO: NO ALLA VENDITA DEI BENI CONFISCATI

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni. Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra". Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele.
---------------------------------------------------------
Con l'emendamento proposto si mette seriamente a rischio questa possibilità. Svendendo i beni confiscati non si fa altro che favorire i clan, che potrebbero riacquistare i beni tramite prestanomi e riciclando soldi sporchi. E' importante una nostra mobilitazione e di tutto il mondo dell'antimafia sociale. Il disegno di legge si appresta ad arrivare alla Camera per l'approvazione definitiva, urge attivarsi affinché il parlamento ritiri questo emendamento e di applicazione alla norma che prevede la confisca dei beni anche per i reati di corruzione.
E' necessario sensibilizzare la cittadinanza e le associazioni territoriali per sostenere l'appello che chiede il ritiro di questa norma. E' in preparazione una mobilitazione a sostegno dell'appello in molte piazza d'Italia. Si partirà il 24 Novembre a Roma, presso la Bottega “Pio La Torre” in Via Dei Prefetti 23. Seguirà un'iniziativa, in via di preparazione, il 28 Novembre alla "Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità" a P.zza Castelnuovo 13 a Palermo dove "Libera Palermo" organizzerà “un'asta simbolica” dove "verranno svenduti" alcuni beni confiscati alla presenza di personalità del mondo della cultura e dell'informazione. Un'ampia partecipazione della rete di associazioni, cooperative, sindacati e di cittadini aderenti alla rete di "Libera" è oggi più che mai di vitale importanza.
Presentazione del libro "Io riesco a vederci il sole" di Antonella Sgrillo con la prefazione di Tano Grasso
Venerdì 20 novembre alle 17.00 presso la Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità (Piazza Castelnuovo, 13) verrà presentato il libro "Io riesco a vederci il sole" di Antonella Sgrillo, un testo unico capace di coniugare tutta la dolcezza della cucina siciliana e l'impegno per un futuro libero dal racket: ventitré dolcissime ricette inedite, che mischiano ingredienti tradizionali con sapori nuovi, accompagnate da splendide foto e poesie di ogni tempo. Tutte firmate da Antonella Sgrillo che sperimenta e crea i suoi dolci a casa e nella cucina de “Il mirto e La rosa”, storico ristorante nel cuore di Palermo e tra i primi esercizi commerciali ad aderire alla campagna del consumo critico di Addiopizzo. Alla presentazione interverranno: il prof. Maurizio Cascino, l’on. Tano Grasso - presidente Onorario Federazione Antiracket Italiana, l’editore Ottavio Navarra, l’autrice Antonella Sgrillo. Coordina l’incontro la giornalista Laura Pasquini.
Antonella Sgrillo prepara e propone i suoi dolci con passione, amore, fantasia e leggerezza: la cioccolata e il rum, il pistacchio e le arance, il cardamomo e le rose, la cannella con le mele, l’anice stellato e il caffè ... sapori, profumi, liquori, spezie che si incontrano con libertà e sperimentazione in ricette uniche. Il gioco è la parola chiave del libro: perché fare dolci è divertente, liberatorio, rilassante. Ma Antonella Sgrillo, oltre che cuoca creativa, è anche socia fondatrice e dirigente dell’Associazione antiracket Libero Futuro: ogni pagina del libro assume quindi una connotazione ulteriore legata alla grande sfida del consumo critico.
Contro la vendita dei beni confiscati alla mafia

"E' triste e avvilente pensare a come sfumeranno nel nulla i progressi che avevano portato all'apertura della cantina Centopassi, della Bottega dei Sapori della Legalità, delle Cooperative Libera Terra e delle tante esperienze di riuso sociale dei beni confiscati che oggi in Sicilia danno lavoro onesto e sicuro a tanti giovani che altrimenti avrebbero, come tanti coetanei, preso la via del Nord. Fatti salvi i diritti dei familiari delle vittime delle criminalità organizzate, l'associazione Libera ha deciso di mobilitarsi sicura dell'appoggio della propria rete associazionistica, contro questo provvedimento. Resta la speranza nella modifica di questo emendamento, che inseguiremo denunciando ad alta voce quest'ennesima ingiustizia che cancella la raccolta popolare di quel milione di firme per la legge 109/96, ed anni di fatiche sui beni strappati alle cosche, ai clan e alle famiglie mafiose". E' la riflessione di Umberto Di Maggio, coordinatore siciliano di Libera, che esprime anche un grande plauso alla sezione Catturandi della squadra mobile di Palermo per l'arresto di Domenico Raccuglia, considerato il successore di Giovanni Brusca in Cosa Nostra.
E tu da che parte stai? - Campagna di tesseramento a Libera per il 2010

CAMPAGNA TESSERAMENTO 2010
L'adesione a Libera significa un impegno diretto nella costruzione una rete locale forte, capace di diffondere e sostenere le tematiche della legalità, del contrasto alla violenza criminale, partecipare al grande progetto sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, condividere un percorso con le molte realtà territoriali, associative, individuali che si spendono in continuazione nello scuotere la società civile dal torpore dell'oppressione mafiosa. Un piccolo contributo per un grande progetto. Possono aderire a Libera scuole, classi, associazioni, cooperative, singoli cittadini. Ulteriori informazioni cliccando qui
E' possibile tesserarsi presso la "Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità" in P.zza Castelnuovo 13 al Politeama di Palermo.
Il teatro contro il pizzo

Giovedì 12 novembre 2009, al Nuovo Montevergini, in Teatro ore 21.15 andrà di scena "Donna di cuori. Favola nera di una ribelle" testo inedito di Mario Di Caro con lettura di Iaia Forte e musiche composte ed eseguite dal vivo da Salvatore Bonafede. Carmen è una donna guerriera, bella e ribelle, e non si spaventa di nessuno: non ha paura di contestare il padrone, non ha paura della solitudine e non ha paura dei due omaccioni che vorrebbero estorcerle il "pizzo". Carmen ha la sua Bottega delle melanzane, nella quale cucina la sua specialità in ventiquattro modi diversi, e soprattutto ha la sua libertà. Carmen ama con passione, danza con la luna, legge le carte ed è la migliore cuoca della città: ma pagherà un prezzo altissimo per la sua libertà che la costringerà a ricominciare tutto daccapo. E che per la prima volta le farà provare paura. Sino a quando dal suo mazzo di carte non uscirà fuori la donna di cuori, presagio di amore e della ritrovata libertà. La sfida di una donna sola contro il racket, una Carmen dei giorni nostri che del personaggio di Bizet incarna la ribellione, indirizzata però verso valori di legalità. Carmen si ribella al maschio, al padrone, al racket del pizzo e nel farlo cerca di coinvolgere i sui compagni di lavoro o gli altri commercianti. Iaia Forte ci racconta la favola di una ribellione possibile alla mafia del pizzo e a tutte le prepotenze. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per l’occasione verrà allestito un bookshop a cura di Modus Vivendi.
Contro la privatizzazione dell'acqua
"Libera Palermo - associazioni, nomi e numeri contro le mafie", raccogliendo l'invito del comitato "Cittadini Invisibili" e con il sostegno delle associazioni aderenti alla "Marcia Mondiale per la Pace e la Non Violenza" organizza, il 13 Novembre 2009 alle ore 17.30 presso la "Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità" in Piazza Castelnuovo 13 al Politeama di Palermo, un'assemblea organizzativa per il lancio, nelle prossime settimane, di un evento cittadino contro la privatizzazione dell'acqua.
“La classe non è acqua", Corso per animatori e formatori alla legalità

Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere (Piero Calamandrei)
Nell'ambito dei percorsi educativi dalla legalità alla responsabilità sociale AS 2009-2010, il 4 e l'12 Novembre, presso la "Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità", a P.zza Castelnuovo 13, "Libera Palermo - Formazione" organizza due sessioni formative all'interno del percorso educativo "La classe non è acqua" rivolto a formatori, educatori, membri di associazioni e cooperative aderenti al circuito provinciale di "Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie" coinvolti nei progetti di educazione alla legalità AS 2009-2010.
Ecco il programma delle giornate:
4 Nov - 9.30/13.00 - 15.30/17.00
mattina - presentazione del corso "La Classe Non è Acqua", raccolta aspettative, brainstorming sulle tematiche e somministrazione questionario (a cura di Girolamo Di Giovanni)
mattina - mafia ed antimafia al tempo della globalizzazione (a cura di Umberto Di Maggio)
pomeriggio - presentazione dei progetti formativi di "Libera Palermo" per l'AS 2009-2010 (a cura di Lillo Gangi)
pomeriggio - raccolta feedback e gruppo di discussione
12 Nov - 9.30/13.00
mattina - bilancio competenze, dinamiche gruppo (a cura di Lillo Gangi)
mattina - giochi di ruolo e strategie educative per la formazione (a cura di Girolamo Di Giovanni)
mattina - raccolta feedback e gruppo di discussione
NOTE.
La partecipazione al corso è obbligatoria per gli educatori del gruppo formazione di "Libera Palermo", per le guide turistiche di "Libera Terra Mediterraneo", per le associazioni e cooperative coinvolte nei progetti educativi 2009-2010 con i quali verranno implementati laboratori per l'analisi delle dinamiche di gruppo. I partecipanti al corso, inoltre, dovranno confermare la propria adesione al corso entro il 2 Novembre a formazione@liberapalermo.org. A chiunque ne richiederà copia verrà rilasciato certificato di partecipazione.
CHI SONO I FORMATORI.
Girolamo Di Giovanni - Psicologo, esperto in psicologia sociale e dell'emergenza ha conseguito la laurea discutendo una tesi sul rischio psicosociale in età evolutiva. Ha lavorato presso il Centro di Prima Accoglienza Francesca Morvillo di Palermo per la Lega contro la Droga come operatore di strada e per l'ASL di Trapani con l'unità mobile.
Umberto Di Maggio - Sociologo, si interessa di politiche sociali e di sviluppo locale. Ha compiuto i suoi studi universitari in sociologia alla "Sapienza" di Roma, dove ha sperimentato numerose esperienze professionali nel settore della ricerca e della formazione. Affascinato dei fenomeni sociali che caratterizzano la tarda modernità, ne ha indagato alcuni ambiti specifici: la creatività nelle organizzazioni, le discriminazioni sul lavoro, il ruolo delle comunità nei processi di sviluppo, la promozione territoriale. La ricerca che lo ha ultimamente impegnato presso la Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Teramo, nell'ambito del dottorato in politiche sociali e sviluppo locale, riguarda la cooperazione e l’uso sociale dei beni confiscati alla mafia in Sicilia come fattori critici della governance del territorio.
Calogero Gangi - Laureato in psicologia, si occupa di formazione per "Libera Palermo".
Info: www.liberapalermo.org - umberto.dimaggio@liberapalermo.org
Iscriviti a:
Post (Atom)
Libera Palermo
P.zza Castelnuovo 13, 90141 Palermo
C/O "I Sapori ed i Saperi della Legalità"
tel. +39.091.322023 / +39.091.7574861
fax. +39.091.322023 / +39.091.6197467
email. info@liberapalermo.org - blog. www.liberapalermo.org
skype. liberapalermo - piva. 05748130829
Iban. IT95 T 05018 04600 000000 125317