
("Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la penna... l'uomo con la pistola è un uomo morto". R. Benigni)
Un'opera d'arte può uccidere? Senza la cultura si può morire?
Un buon testo di letteratura o un bel quadro di pittura, ce lo hanno ricordato recentemente Saviano e Benigni, possono fare male, tanto male, a mafiosi e criminali accaniti. Un libro o un bel quadro, diciamocelo apertamente, possono senz'altro sconfiggere la cultura dell'indifferenza, del pregiudizio, del sopruso. Il motivo? Beh, le mafie ci vogliono sordi, cieci e muti. Le mafie non credono alla cittadinanza come valore fondante. Le mafie ci vogliono consumatori, soli, egoisti e per questo manipolabili. Ecco perché l'arte è probabilmente uno dei principali antidoti alla spocchiosità criminale. Essa racconta quello che siamo e forse quello che vorremmo essere. Usa i migliori strumenti, li organizza armoniosamente e per questo ci rende liberi. Per questo dobbiamo ri-abituarci alla bellezza. Proviamo a scovarla ovunque essa sia. Perchè c'è ed è forse nascosta nei meandri delle nostre città stuprate dal cemento. Proviamo a ri-assaporare il piacere di vivere d'arte, di nutrirci d'essa. Cominciamo ad intenderlo un bene primario, come un diritto. Senza di essa potremmo, irrimediabilmente, morire.
Avete mai provato a fare una passeggiata allo Zen di Palermo, o alle Vele di Scampia a Napoli? Quartieri "brutti", autentici ghetti dove le mafie coccolano e cullano i propri adepti e dove viene coltivato il consenso alla cultura illegalitaria. Terre di nessuno dove la bellezza è un vista come un lusso non per tutti. Luoghi amorfi dove l'arte è inutile perchè non monetizzabile. Certo, questo discorso vale anche per tantissimi altri contesti ma in quartieri del genere trova un'amplificazione spropositata.
Per questo e per tantissimi altri motivi, alla "Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità", bene confiscato gestito da "Libera" nella centralissima Piazza Politeama a Palermo, da qualche mese abbiamo deciso di metterci testa! Senza cultura si può morire, abbiamo pensato. D'arte, possiamo vivere! Perchè non dare spazio, nelle nostre vetrine, alla creatività di giovani siciliani che hanno voglia di raccontarsi? Perchè non farlo laddove un tempo Cosa Nostra aveva uno dei suoi più importanti presidi di potere? Perchè non aprirsi a progettualità d'avanguardia che contribuiscano al reale cambiamento di questa nostra città? Ecco dunque il progetto "Vetrine d'Artista" che sta muovendo i suoi primi passi con un'installazione di Daniela Balsamo, o "Libera i tuoi Libri" per una biblioteca sociale sui temi dell'antimafia e della cittadinanza democratica.
Abbiamo quindi cominciato a solcare anche questo terreno, impervio e carico di difficoltà, convinti che l'etica libera la bellezza. Se soltanto avessimo le necessarie forze economiche avremmo la possibilità di concretizzare i sogni di riscatto di tanti artisti che vedono in questo nostro folle sogno una concreta possibilità di autorealizzazione. Cerchiamo, tutti insieme, di non deluderli.
Umberto Di Maggio